IL DISTRETTO LIGURE-APUO-VERSILIESE TIENE ALTO IL VALORE DELL’ESPORTAZIONE ITALIANA DI PIETRE NATURALI NEL MONDO


In un momento decisamente difficoltoso per il settore, determinato da una stagnazione economica nella maggior parte dei Paesi industrializzati, il Distretto di Carrara rappresenta il 38% dell’export nazionale            

Carrara, 19 dicembre 2019

I dati dell’export italiano dei prodotti lapidei da gennaio a settembre 2019,  resi noti dall’ISTAT, confermano il trend  già segnalato nel primo semestre, di una contrazione complessiva sia delle quantità  che dei valori; 1.850.561 T. i prodotti esportati nel corrente anno rispetto a 1.976.076 T. esportati nello stesso periodo dell’anno scorso (-6,35%) per corrispondenti valori di 346.075.650 € nel 2019 rispetto a 349.421.737 € del 2018 (-3,68%).

Quasi tutte negative le variazioni dei principali prodotti con le sole eccezioni del valore dei blocchi e lastre di marmo e delle altre pietre lavorate, queste ultime in crescita del 5,14% in quantità e del 5,36% in valore ma per cifre di modeste entità (vedi tab 1).



Come già evidenziato la flessione dei marmi lavorati  è pari a -13,60% in quantità  e  un – 9,15% in valore; una sostanziale conferma di quanto segnalato nell’analisi dei dati relativi al primo  semestre e che testimonia il clima di forte incertezza che regna sulle principali economie industriali, cui mancano da lungo tempo  significativi investimenti immobiliari.

Le cose non vanno bene neanche per il granito che, comunque, mostra flessioni più contenute con quantità scese di -8,8% nei blocchi e nelle lastre e di -3, 63% nei prodotti lavorati e con perdite irrilevanti nei valori con -0,77% nei blocchi e lastre e -0,96 nei lavorati.

Una situazione complessiva, in sintesi, figlia dell’attuale stagione di stagnazione economica nella maggior parte dei Paesi industrializzati ancora soggetta, per di più, alle incertezze di una ripresa che non si riesce a intravvedere sia nel breve che nel medio termine.


E’ confermato anche il quadro dei principali mercati di sbocco, per valore esportato, che sostanzialmente tengono le posizioni già registrate nel corso del I° semestre, salvo la novità che riconduce l’Austria nei mercati top 10, davanti a Canada e Arabia.

Certo, non si può negare che il panorama sia piuttosto differenziato e se alcuni acquirenti continuano a dimostrare buona effervescenza commerciale come Cina (+12,01%), Francia (+12,30%), Austria appunto (+4,76%) altri palesano significative contrazioni dei loro acquisti  di prodotto italiano a cominciare dagli USA (-4,51%) per continuare con i dati più negativi di India (-10,26%), Arabia S. (-12,21%) e  – 18,4% del Regno Unito. Anche nel caso dei principali mercati di sbocco, gli andamenti dei consumi si giustificano in prevalenza con motivazioni di carattere politico con l’area del Vicino e Medio Oriente teatro di tensioni belliche, manifeste o celate che siano, gli USA sempre più tentati da misure protezionistiche che generano incertezza e dubbi negli operatori, per non parlare del Regno Unito, vittima fino a ieri dell’irrisolta questione “Brexit” e che ora dovrebbe riprendere la direzione di un proprio percorso, avendo dissipato le remore create da un clima di indecisione. I numerosi cantieri  sospesi per lungo tempo ed i progetti di nuove opere, messi in stand by, potranno ora essere riavviati  e condotti a termine con prevedibili benefici anche per il prodotto italiano che si manifesteranno più avanti nel tempo.

La comparazione per aree territoriali vede ancora la posizione leader del Distretto Ligure-Apuo-Versiliese che con il valore di 512.907.166 € rappresenta il 37,9% dell’export totale italiano.

Segue il Distretto Verona-Vicenza-Padova, con 350.534.037 € pari al 25,9%.

Il Distretto lombardo di Milano-Brescia-Bergamo è la terza forza esportatrice dell’Italia lapidea con 129.511.132 € per un peso percentuale di oltre il 9%.

Le dinamiche commerciali dei tre Distretti lapidei di maggior peso sull’export evidenziano andamenti in prevalenza negativi dei primi 9 mesi 2019 sullo stesso periodo del 2018; diminuiscono, infatti, i valori per i lavorati di quasi il -10% nel Distretto toscano (oltre 320 milioni € nel 2019 rispetto ai 354 milioni € nel 2018) , del -5,50% in quello veneto (314 milioni € nel 2019 contro i 332 milioni €  del 2018)  e del -3,3% in quello lombardo (70 milioni € nel 2019 contro i 73 milioni € del 2018) ma i grezzi esportati fanno segnare un incremento del 4,30% in Toscana (191 milioni € nel 2019 contro 183 milioni € nel 2018    e di  quasi il 25% in Lombardia (quasi 59 milioni di € nel 2019 contro i 47 milioni di € nel 2018) mentre diminuisce in Veneto del 10,50% (35 milioni di € nel 20019 contro i 40 milioni di € nel 2018).

In complesso, quindi, si conferma il momento non brillante del prodotto Made in Italy da ricondursi, come già detto, alle vicende politiche di alcuni mercati prioritari che, peraltro, sembrano avviate a soluzione; Brexit, possibile accordo commerciale tra Cina e USA, primi passi verso la sospensione dei combattimenti in Ucraina e mitigazione delle sanzioni alla Russia, possono essere considerate necessarie premesse alla ripresa dei consumi su queste latitudini. Restano, tuttavia, aperte molte altre questioni che riguardano la scena del Vicino e Medio Oriente (crisi iraniana  e dell’Iraq, Yemen, ruolo dell’Arabia Saudita sull’intera area, la Turchia e le mire sulla regione di confine con la Siria), e dell’estremo Oriente (India e Pakistan, stallo del processo di pacificazione tra le due Coree), sbocchi commerciali ancora di forte rilevanza  per l’export lapideo italiano e del Distretto di Carrara

La sintetica nota sull’andamento dei consumi di pietra artificiale sul mercato degli USA, già condotta per il I° semestre 2019, risulta confermata anche per i primi 9 mesi dell’anno con incrementi  degli acquisti dall’India e dalla Spagna a danno della Cina, ancora soggetta alle restrizioni doganali degli USA. Il fenomeno è certamente recente e, quindi, ancora poco conosciuto nei suoi dettagli ma si può, tuttavia, affermare che la pietra artificiale stia prevalentemente prendendo piede negli utilizzi interni, in particolare per piani di bagni e cucine, e costringe i tradizionali fornitori di pietra naturale, tra cui l’Italia, a soffrire una competizione che ne sta riducendo le vendite. Verosimilmente, la ormai vicina soluzione delle controversie doganali tra Cina e USA riformulerà un quadro diverso da quello attuale sia per quantitativi che per attori in gioco e la pietra artificiale si potrebbe apprestare a riprendere una crescita di consumi più consistente e stabile cui il prodotto naturale dovrà rispondere adeguatamente se vuole mantenere le proprie posizioni sul mercato americano e su quello globale in generale.